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Perché, in caso di conflitto armato, la Repubblica Islamica dell’Iran è da considerarsi aprioristicamente vincitrice sugli Stati uniti d’America PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Sabato 14 Gennaio 2012

Julius Evola ci suggerisce che è erroneo contrapporre l’Europa moderna agli Stati uniti americani, questi ultimi essendo la patologica estensione di un VITIUM germinato nel ventre stesso del Vecchio Continente. Fascismo a parte, fenomeno da identificare alla stregua di un disperato tentativo di ritorno all’ordine, organismo sano miracolosamente germogliato in un ginepraio d’infermità, tutto quanto il divenire europeo moderno deve essere osservato in quanto PREPARAZIONE ALL’AVVENTO DEGLI STATI UNITI AMERICANI. Il Novecento, poi (nella misura in cui l’America ha rappresentato il REFUGIUM di tutti i reietti d’Europa), rappresenta l’espressione cronologica più violenta di una vendetta covata per secoli (si pensi solo ai selvaggi bombardamenti di Dresda e di Amburgo); vendetta definitivamente consumatasi a Norimberga, dopo la compiuta distruzione dell’EUROPA TRADIZIONALE. Ma, gli stessi Stati uniti d’America, pur essendo parto della Sovversione, ultima “sosta” del plurisecolare percorso “nazionalistico” di massa, vanno considerati sempre in quanto “momento” di avvicinamento a qualcosa che è ancora di là da venire: al definitivo avvento del REGNO DELLA ISRAELE GLOBALE! Inevitabile, dunque, che una siffatta compagine, a cagione della sua stessa natura, non azzannasse alla “carotide” la propria MATRICE, che non si cibasse del cadavere di una Europa sua GENITRICE e NUTRICE, sì come sarà inevitabile il suo annientamento prossimo venturo in vista della realizzazione degli STATI UNITI MONDIALI. Gli stessi Stati dell’unione americana, dunque, saranno “oltrepassati” (come se ne possono avvertire i sintomi fin da oggi), sì com’è stata “superata” l’Europa degli Stati nazionali di massa a loro volta “becchini” dell’Europa feudale, “deceduta” in Place de la concorde, a Parigi, il dì 21 gennaio dell’anno 1793.

Oggi, ciò che per convenzione geografica viene designato col termine “EUROPA” non è nulla di più di una struttura a compartimenti edificata solo in funzione del soddisfacimento di una millenaria rancune talmudica; essa, infatti, è il laboratorio per la sperimentazione di perversioni sapientemente curate; ad esempio: la costante ALIMENTAZIONE DEL SENSO DI COLPA (sopra tutto in quel che resta dei Tedeschi); è la discarica di titoli finanziari tossici emessi dal CICLO PARASSITARIO DOLLARO-YUAN; è il “museo” da depredare (e in esso, invero, sta restando sempre meno); è, sopra tutto, la base militare in vista di prossime aggressioni contro chi ancora resiste alla globalizzazione dei mercati (Ciò che sta accadendo in questi giorni è l’integrazione delle strutture di comando militare di Stati uniti e israele, il cui centro operativo sarà Stoccarda). Essa, in fondo, sta sostituendo l’America Latina in quanto “GIARDINO DI CASA DEL PENTAGONO”, ovvero: “OPIFICIO DELLA NATO”. Questo processo di progressiva fagocitazione è avvertibile da particolari apparentemente insignificanti, come la sparizione delle cabine telefoniche pubbliche, ovvero la impercettibile sparizione della cartamoneta sostituita dal denaro elettronico.

Ora, a che il PIANO DI CONQUISTA trovi il suo compimento, è necessario “trangugiare” anche l’ultima porzione planetaria non ancora del tutto fagocitata. L’Oriente, già ampiamente infettato dal virus occidentale (ci riferiamo sopra tutto al Celeste Impero taoista divenuto Repubblica Popolare Cinese, all’Impero del Sol Levante, Patria del Bushidò, trasformato in costituzionale colonia statunitense e all’India del Vedanta attualmente divenuta sede di “bollywood”) non dovrebbe oramai rappresentare un ostacolo insormontabile, benché questi Paesi, sotto certi aspetti, nel corso degli ultimi anni si stiano parzialmente de-occidentalizzando, almeno dal punto di vista monetario. Da un punto di vista storiografico, invece, la rapidità della occidentalizzazione della Cina, capace di liquidare in pochissimi anni millenni di tradizione, non può non stupire l’osservatore più attento. Ciò non fa ben sperare, in vista di una ipotetica resa dei conti militare con gli Stati uniti d’America. Quanto al Giappone, facendo parte del triste novero degli sconfitti del 1945, a parte taluni isolati episodi di ribellione all’occupante (come quelli avvenuti presso la base statunitense di Okinawa), si potrebbe ripetere quanto detto a proposito della Germania: poche o nulle speranze di riscatto, in ispecie se si osserva a cosa sia ridotta la stragrande maggioranza delle giovani (de)generazioni.

L’Islam -e quando sillabiamo questo termine, ci rendiamo simultaneamente conto di trovarci di fronte a qualcosa di assai poliedrico- a causa della sua intima natura (così incline alla ricerca della gloria per la morte ottenuta in combattimento), attua una forma di resistenza tutta particolare. Ma questa, purtroppo, rischia anche di essere la sua tomba. Quando si parla del pluriverso musulmano, è obbligatorio constatare la mefistofelica capacità di adattamento degli agenti della Sovversione. La creazione di al Qaeda, tanto per citare una sigla nota a tutti, sembra rappresentare il maximum del camaleontismo tattico-strategico di una specie abituata a vivere per millenni nelle catacombe e nei sotterranei (dalla Roma Imperiale alla Parigi giacobina): combattere il nemico dall’interno, spacciarsi per esso fino a far smarrire -ad esso- ogni punto di riferimento certo, come ha dimostrato il teatro di guerra iracheno; scompaginare i fronti continuamente fino al punto da invischiare nel doppio e nel triplo giuoco i suoi stessi servi (il ragno che rimane intrappolato nella tela da esso stesso intessuta). Oggi, è possibile dire che l’Iraq sembra essere UNA PORTA SPALANCATA SUL FUTURO DI TUTTO IL GENERE UMANO, un luogo in cui il caos affaristico ha a tal punto germogliato da non far raccapezzare più nemmeno i suoi stessi artefici (ci vengono in mente quei terreni di campagna che, prima della definitiva desertificazione, diventano humus esclusivo di sterpaglie e di rovi inestricabili). E’, dunque, plausibile pensare che tra pochi anni, sotto la spinta propulsiva del CIRCOLO BELLICO-USUROCRATICO MONDIALISTA, l’intera superficie delle terre emerse diventi un enorme Iraq?.. Il National Defense Authorization Act, legge straordinaria introdotta da Obama (il premio Nobel per la pace: sempre lui!), attua sul “sacro” suolo statunitense una sorta di premessa alla GUERRA CIVILE! Cosa potrà accadere alla serva Europa, se persino il territorio statunitense corre verso la sua propria “irachizzazione”?.. Quanto a quella parte del “mondo islamico” che non ha resistito militarmente (nel senso che si è lasciata sbranare dall’iperliberismo a stelle e strisce, senza opporre la benché minima resistenza), ci riferiamo sopra tutto alle cisti tumorali cresciute a sud della placca arabica (Qatar ed Emirati Arabi, in particolare), la situazione, almeno dal punto di vista morale, è ancor peggiore. Se Baghdad è un cumulo di macerie materiali, Dubai è un ammasso di detriti spirituali, dall’Egira in poi senza precedenti. E’ sufficiente osservare l’“architettura” ivi germogliata: la “manhattanizzazione” di un mistico deserto un tempo teatro di ben altre relazioni umane.

In questo quadro di desolante appiattimento verso l’infimo, ad opporsi alla dirompente avanzata del MALUM in ogni sua patologica forma esiste, nel cuore del Medio Oriente, una compagine di 80 milioni di persone (per ¾ giovani sotto i 35 anni) che si è fatta carico di una tremenda e gloriosa responsabilità: RESISTERE ALLA GLOBALIZZAZIONE! La Repubblica Iraniana, fiorita dalla Rivoluzione Islamica di cui l’Imam Ruollah Khomeyni fu artefice, fin dai suoi esordi perseguì il motto: “né con l’Oriente, né con l’Occidente! ”. Questo orgoglioso rifiuto simultaneo dei sistemi liberal-capitalistico e comunista sovietico, fenomeni di cancerizzazione del mondo moderno a cui si erano parimenti opposti i Fascismi europei tra le due guerre mondiali, rappresenta la sì detta “TERZA VIA”, cioè quella del SOCIALISMO NAZIONALE ordinato secondo il PRINCIPIO TRASCENDENTE DELLA DOTTRINA SHI’ITA IMAMITA di cui l’Imam Alì Khamenei è indiscussa Guida Suprema.

Chiunque abbia militato nelle file dell’area neofascista (ci si perdoni l’uso di un termine, purtroppo, assai equivoco) sa bene che capitalismo liberale e sovietismo (in quanto aborto gemellare partorito dalla medesima matrice) rappresentano due facce della stessa medaglia. Adolf Hitler, 79 anni fa, ricevette le redini di un Paese prostrato da questi due GEMELLI INFERNALI, per combattere i quali dovette, purtroppo, scendere al loro infimo livello ontologico: sappiamo tutti come andò a finire. Oggi, la Repubblica Iraniana si trova di fronte allo stesso dilemma: tollerare le più brucianti provocazioni, le più disgustose calunnie, mantenendo una calma olimpica… Ma, fino a quando potrà evitare di essere trascinata, suo malgrado, nella mischia? Fino a quando sarà possibile sopportare gl’insulti più obbrobriosi (si pensi solo alla ributtante sequela di provocazioni proferite dai gangsters in corsa per la poltrona alla casa bianca), le destabilizzazioni sociali fomentate da agenti infiltrati, le sanzioni e i furti bancari avallati dall’ONU (secondo Evola: “un’organizzazione bastarda e promiscua di popoli democratizzati e comunistizzati”), gli attentati di confine, gli omicidi mirati di tecnici nucleari?.. Come tollerare la costante minaccia di migliaia di tonnellate di naviglio da guerra a poche decine di chilometri dalle proprie coste? Come vivere per 33 lunghi anni resistendo a tutto il mondo ebraizzato (cioè a quasi tutti i regimi infestanti le attuali terre emerse)? Un fatto è certo: se le autorità iraniane stanno mettendo in sicurezza (?) molti tesori artistici (tutti, purtroppo, non sarà possibile salvarli); se l’esecutivo di Tel Aviv ha stretto i tempi per il completamento di decine di chilometri di gallerie sotterranee nella Palestina invasa, significa davvero che manca poco alla resa dei conti finale.

Michel Chossudovsky, di Global Research, afferma che il dislocamento di un’enorme macchina bellica tra Tel Aviv e Haifa dimostrerebbe la volontà americana di attaccare l’Iran a qualunque costo. Ma anche questo, dal nostro punto di vista, è un grossolano errore di valutazione prospettica, poiché, se a voler la guerra fosse davvero Washington, ci sarebbero presidenti israeliani eletti dagli statunitensi e non presidenti statunitensi eletti dalle lobby ebraiche d’oltreoceano. Ma perché l’Iran, se la follia guerrafondaia ebraico-statunitense avesse libero sfogo, sarebbe avvantaggiato sin dagli esordi sul suo (e sul nostro) maledetto nemico?..

Duecento anni fa Hegel sosteneva che, in Oriente, l’esperienza della natura -come tale- non avrebbe ancora avuto luogo. In quel tempo, ovviamente, si era ancora assi lontani dall’avvento della Repubblica Popolare Cinese o del Giappone ipertecnologico. Tuttavia, quanto affermato dal filosofo di Stoccarda ha una sua base di veridicità. In Oriente, là dove la Tradizione sopravvive ancora, si attribuisce all’“io” un’importanza assai diversa da quella “riservatagli” in Occidente. Ciò è confermato dal relativo valore che lo Stato iraniano attribuisce all’individuo in quanto tale. Noi occidentali, infatti, ci scandalizziamo del fatto che i migliori scienziati di quel Paese non vengano sufficientemente protetti dai sicari sionisti sempre in agguato. Ma ciò accade a cagione della nostra forma mentis inguaribilmente egocentrica. A confermare ciò, dopo l’assassinio del professor Moustafà Ahmadì Roshàn, è stata la madre. La signora Sediqè Salarian, ha testualmente dichiarato che: “dopo il martirio di mio figlio, la strada della ricerca scientifica non rimarrà deserta; altri “Moustafà” verranno dopo di lui e procederanno sventolando la bandiera dell’Iran, dell’Imam Khomeyni, dei martiri della Rivoluzione e della Guida Suprema”. Ora, se nemmeno una madre si addolora più di tanto per l’assassinio del suo figliuolo, vuol dire che gli Stati uniti d’America, il loro arrogante esercito pullulante di campioni del più patologico egocentrismo (si pensi solo ai vigliacchi che hanno osato orinare sui cadaveri di combattenti afgani, facendosi svergognatamente riprendere da una videocamera), dovrebbero davvero temer seriamente l’altruismo e l’abnegazione di un popolo davvero degno di questo nome; di una Comunità che considera “vedantinamente” ogni determinazione, in quanto manifestazione, una negazione del Principio, e tutto il divenire fenomenico (di cui l’“io” fa parte) alla stregua di una semplice negazione dell’Essere (cfr. il “Trattato dell’Unità ” di Ibn ‘Arabì). Basterebbe segnalare questa enorme disparità di forze (interiori), per assegnare aprioristicamente la vittoria alla Repubblica Islamica dell’Iran.

 
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