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L'ennesima cospirazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana NEGRONI e Mario MARLETTA   
Lunedì 17 Ottobre 2011

L’imperialismo ebraico-statunitense, la più perversa forma dittatoriale mai apparsa nella storia del genere umano, attraversa una flessione di credibilità. Per mantenere in vita gl’incredibili sprechi di una società di parassiti, di una ristretta cerchia di plutocrati che muove i fili delle marionette politiche ed economiche di mezzo mondo, era stata escogitata la “Pearl Harbour” del XXI secolo: l’“XI settembre”! Tuttavia, sono sempre di più coloro i quali hanno compreso la natura strumentale di quegli spettacolari (auto)attentati. Oggi, a distanza di un decennio, dopo una sequela di criminali aggressioni messe in atto contro l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, la Palestina, la Libia… le masse non sembrano essere più molto propense a “ingoiare” le fandonie dell’Impero del Male! Malgrado ciò, l’Asse Tel Aviv-Washington, testimoniando esemplarmente che l’Intelligenza non può albergare lontano dalla Luce divina, persevera diabolicamente nei suoi errori. Mercoledì 12 ottobre, i sì detti “mezzi d’informazione” della Cittadella Globale hanno dato voce all’ennesimo, maldestro tentativo ebraico-statunitense volto a scatenare un conflitto (magari di tipo termo-nucleare) contro l’odiatissima Repubblica Islamica dell’Iran. Per far ciò, si sono assoldate le peggiori controfigure “hollywoodiane”, si è raffazzonata la più ridicola sceneggiatura della cinematografia propagandistica a stelle e strisce. Tale Mansour Arabsiar, mercante d’automobili texano di dubbia origine iraniana e Gholam Shakurì, appartenente, secondo il procuratore generale degli Stati uniti Eric Holder, ai servizi segreti della Guardia Rivoluzionaria Islamica, avrebbero pianificato un attentato contro l’ex ambasciatore saudita a Washington assoldando un narco-trafficante messicano. Gli obiettivi di questa grottesca messa in scena appaiono fin troppo evidenti: anzitutto, si coinvolgerebbero le greggi americane in una nuova “crociata” anti-islamica; poi, si confezionerebbe il più gradito dei cadeau all’AIPAC -il comitato per gli affari israelo-statunitense-, cioè la lobby che elegge i presidenti negli Stati uniti d’America, e dunque al regime sionista, il quale, come accadde con l’Iraq nel 2003, assisterebbe -compiaciuto e inoperoso- all’annientamento del nemico senza apparire sulla scena; infine, si trascinerebbe nel conflitto l’“amico saudita”, creando i presupposti per spaccare definitivamente in tanti frammenti il mondo islamico: shi’iti contro sunniti, Teheran contro Riad, con inevitabile effetto-domino propagantesi in Libano, in Siria, per la definitiva ebraizzazione di Gerusalemme. Con questo pretesto, Washington (cioè la lobby ebraica d’oltreoceano) vorrebbe scatenare una guerra contro Teheran, poiché solo in questo modo potrebbe parzialmente coprire l’abissale voragine finanziaria spalancata dai satanisti della Federal Reserve (Greenspan, Bernanke, etc…) e dai loro compagni di merende giudeo-europei (Trichet, Draghi, etc...).

 
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