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Sentenza Thyssen: e ora in galera! PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio PRETTO   
Sabato 16 Aprile 2011

La sera del 16 aprile 2011, la corte di Assise di Torino ha emesso la sentenza riguardante il processo per la morte di sette operai avvenuta nello stabilimento torinese della Thyssen Group.

Per la prima volta nei confronti dei manager di un’azienda che si è resa colpevole di non aver applicato i sistemi di sicurezza minimi e atti a salvaguardare i lavoratori, la condanna è stata esemplare: sedici anni e mezzo all’amministratore delegato Herald Hespenhahn riconosciuto colpevole di omicidio volontario con eventuale dolo. Anche per gli altri dirigenti la condanna è pesante: tredici anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Prignitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, dieci anni e dieci mesi a Daniele Moroni. Anche l’azienda è stata duramente colpita dalla sentenza. Sanzione pecuniaria di un milione di euro, esclusione dall’accesso a sovvenzioni pubbliche per sei mesi, per lo stesso tempo divieto di pubblicizzare l’azienda. Inoltre il tribunale di Torino ha riconosciuto rimborsi per diversi milioni di euro alle varie parti civili.

Noi vogliamo guardare oltre i numeri, anche se questi significano che il minimo che si poteva fare per le famiglie dei sette operai morti è stato fatto, anche se ciò non restituirà alle famiglie i loro cari.

Per la prima volta i dirigenti di un’azienda che se ne sono fregati per anni della sicurezza sul posto del lavoro, guardando solamente il guadagno, pagano. E pagano caro. Aspettiamo comunque che la sentenza passi tutti i gradi di giudizio e diventi definitiva. Allora finalmente potremo dire che nonostante gli attacchi dello stato borghese e del capitalismo i lavoratori hanno avuto giustizia. Finalmente i nostrani padroni delle ferriere con le pezze al culo, quelli che portano le loro industrie nel terzo mondo chiudendo le fabbriche in Italia e mandando in crisi migliaia di famiglie, quelli che fanno i grandi con le sovvenzioni dello stato e con gli ammortizzatori sociali, finalmente costoro prima di dire ai lavoratori “o lavori così o ti mando a casa” ci penseranno due volte. Non si azzarderanno più ad andare in televisione a fare la voce grossa e le loro dichiarazioni che quasi sostenevano che gli incidenti sul lavoro sono colpa dei lavoratori stessi che vanno a letto tardi, se le potranno mettere nel culo.

Ora piangono e sono stupefatti di essere addirittura finiti in tribunale. Condannati poi!

Piangano pure come stanno piangendo tutte le famiglie dei lavoratori che a migliaia negli ultimi anni sono usciti da casa salutando moglie e figli per andare a lavorare e non sono mai più tornati dalle loro famiglie.

Noi vorremmo veder piangere anche i dirigenti della Fincantieri che per anni se ne sono fregati della nocività dell’amianto ben conoscendola.

Vorremmo veder piangere il capitalismo del mondo intero e vorremmo vederlo pagare per tutte le sue malefatte.

Allora forse potremmo dire che qualche cosa sta cambiando nel mondo del lavoro.

 
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