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Scritto da Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI   
Martedì 05 Aprile 2011

Abd al Barì Atwan, direttore del giornale arabo “Al Quds Al Arabì ”, definisce l’attuale scenario libico alla stregua di una trappola all’interno della quale il colonnello Gheddafi sarebbe stato attirato dai suoi “nuovi amici” occidentali, i quali avrebbero messo in atto una cospirazione simile a quella inscenata contro il presidente iracheno Saddam Hussein. “Washington e Londra hanno utilizzato l’esca della «normalizzazione» e della «riabilitazione» del regime libico, che avrebbe aperto la strada al suo ritorno nella comunità internazionale in cambio della sua rinuncia alle armi di distruzione di massa… Ciò è avvenuto nel 2003… Dopo averlo spogliato delle sue armi, lo hanno adescato spingendolo a depositare le sue riserve di denaro liquido nelle banche americane e a spalancare nuovamente il territorio libico alle compagnie petrolifere britanniche e americane, ancor più che in passato”. Interessante è notare il modo in cui questo “sdoganamento”, nei confronti della sedicente “comunità internazionale” (in nome della quale si sono commessi i più obbrobriosi genocidii), si sia compiuto: pressoché simultaneamente al definitivo annientamento iracheno, tra il marzo e il dicembre del 2003. La Libia è una repubblica socialista la cui economia si regge sulle risorse del proprio sottosuolo: ciò è stato più che sufficiente a renderle impossibile una propria autonomia politica ed economica. Già alla metà degli anni ’80, il fronte iperliberista angloamericano (la cosca Thatcher-Reagan) aveva preso di mira lo Stato sociale libico. Il 15 aprile 1986, Tripoli e Bengasi venivano massicciamente bombardate dall’aviazione statunitense. Quella proditoria aggressione, prova generale di una prassi che sarebbe divenuta normale dopo l’inverno del 1991 (DESERT STORM), mieté centinaia di morti e migliaia di feriti tra la popolazione civile. Quella stessa aggressione fu preceduta da una serie di (apparentemente) inspiegabili attentati antiamericani in Europa –subito attribuiti a cellule terroristiche libiche-: il 2 aprile, esplode un velivolo della compagnia americana “TWA” ad Atene; il 5 dello stesso mese, una bomba ad alto potenziale devasta la discoteca berlinese “La Belle”, frequentatissima dagli ascari statunitensi della NATO. Ora, il sì detto “11 Settembre” ha aperto gli occhi al mondo intero sul vizietto americano buono per scatenare i più sanguinosi conflitti: l’AUTOATTENTATO!

A distanza di un quarto di secolo da quell’aggressione, dopo il tentativo di lasciare un varco ai capitali occidentali (solo per ciò che concerne l’Italia: IMPREGILO, FINMECCANICA, ENI, ASTALDI, SAIPMEM, UNICREDIT e una galassia di altre imprese di minor caratura), il regime di Tripoli si trova di nuovo di fronte alla solita consorteria criminale internazionale decisa a consumare l’ennesimo genocidio contro uno Stato sovrano: “...il Nobel per la pace Barack Obama, che ha ordinato l’escalation della guerra in Afghanistan e ha difeso la pratica della tortura nel carcere CIA di Guantanamo Bay, ha emesso de facto una dichiarazione di guerra contro una nazione sovrana… che non ha mai minacciato uno Stato confinante, presupposto essenziale, anche se “dimenticato”, per un intervento delle Nazioni Unite” (1). Siam dunque di fronte all’ennesima aggressione del capitalismo guerrafondaio giudaico-statunitense, messa in atto contro uno Stato sovrano che regola semplicemente i suoi conti interni, come già accaduto con la Serbia, nel 1999. Ancora una volta la sì detta “ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE” rivela la sua autentica, nefanda, strumentale funzione fiancheggiatrice del capitalismo guerrafondaio e apolide. Non solo l’“UMANITARIO AIUTO AI RIBELLI” è stato una grossolana montatura; la stessa ipotesi della “GUERRA PER L’INTERESSE NAZIONALE DELLA FRANCIA” rappresenta una buggeratura mediatica da propinare alla plebaglia leghista. Allo stato attuale, questa ennesima aggressione (NATO, ONU, FMI, etc., etc…) appare come evento del tutto inspiegabile, se si prescinde da alcune premesse. Muhammar Gheddafi, nel corso dell’ultimo decennio, grazie alla stipulazione di una serie di trattati bilaterali coi paesi dell’Europa mediterranea, aveva garantito un ottimo filtro all’immigrazione clandestina e un’altrettanto cospicua fornitura di materiali combustibili a quegli stessi paesi che lo stanno bombardando. Che questa destabilizzazione nordafricana giovi tanto poco all’Italia quanto alla stessa Francia, è testimoniato dall’impressionante flusso di immigrati che quotidianamente varca il confine italo-francese. Che certa stampa locale, dunque, tenti di spacciare la partecipazione francese ai bombardamenti, come qualcosa che arricchirà il popolo transalpino, fa parte di una cospirazione di cui l’ebreo Sarkozy è parte integrante. Ci si chiede a chi torni utile fare la guerra a uno Stato come la Libia all’infuori della feccia del FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, cioè della mafia al soldo del SIONISMO-ROTHSCHILD...

Per ciò che concerne la colonia-Italia: se nel 1986, l’allora primo ministro Bettino Craxi si rifiutò di concedere le basi militari italiane all’aggressore statunitense, Berlusconi, 25 anni dopo, ha non soltanto lasciato campo libero alle aviazioni militari di mezzo mondo, ma ha pure inviato i suoi caccia in missione contro un Paese con cui -solo pochi mesi prima- aveva firmato un comicissimo trattato di “amicizia”. Da ciò si può facilmente intuire il progressivo scadimento antropologico della classe politicante-mandataria italiota, al cui vertice stazionano elementi invariabilmente iperatlantici e ipersionisti privi di qualsivoglia volontà autenticamente nazionale e sociale. Napolitano, Berlusconi, Schifani, Fini, Frattini, La Russa sono solo dei manutengoli infeudati alle cosche del SIONISMO-ROTHSCHILD, e nulla di buono escogiteranno in favore del paese, finché la gente non comincerà a dar loro la caccia. Se, oggi, siamo convintamene schierati contro tutta codesta feccia locale, mentre simpatizziamo per Muhammar Gheddafi, è solo perché in Italia si continua a operare per il bene di entità aliene, di parassiti internazionali che saccheggiano il residuale patrimonio pubblico, mentre in Libia si opera per far sì che le ricchezze nazionali rimangano al popolo autoctono: “Gheddafi non è rimasto al potere per 42 anni senza garantire al suo popolo la maggior parte dei servizi sanitari, istruzione e carburanti sovvenzionati dallo Stato. La Libia di Gheddafi ha il più basso tasso di mortalità infantile e l’aspettativa di vita più alta di tutta l’Africa… Meno del 5% della popolazione è denutrita, una cifra inferiore a quella degli Stati Uniti. In risposta al rincaro dei prodotti alimentari degli ultimi mesi, Gheddafi ha avuto cura di abolire tutte le tasse su questi stessi prodotti…(2).

Un’ultima annotazione personale che potrà non interessare nessuno: ciò che più ci sta deludendo, nel corso degli ultimi mesi, cioè da quando è stato dato il via al piano per destabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa, riguarda l’atteggiamento assunto da certa stampa iraniana. Vogliam dire che, se pure è necessario combattere il SATANA GIUDAICO-STATUNITENSE in tutte le sue stramaledette manifestazioni, crediamo pure sia scorretto cavalcare certe diffamazioni create ad hoc dai media occidentali contro il governo di Tripoli. Ciò, in fondo, sembra fare il paio con certa propaganda iraniana antifascista. Per ciò che ci concerne, non ci risulta che Gheddafi abbia mai tentato di cospirare ai danni del popolo iraniano, né tanto meno contro l’elite della Rivoluzione Islamica Iraniana, così come non siamo a conoscenza di strategie anti-iraniane, al tempo loro fomentate da Benito Mussolini o da Adolf Hitler; ma tant’è...

 

 

Note

  1. F. William Engdahl :”Global Research”. www.engdahl.oilgeopolitics.net

  2. F. William Engdahl: ibidem

 
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