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Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
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TTIP: il regalo dell’Europa PDF Stampa E-mail

Dal n° 359 - Maggio-giugno 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Daniele PROIETTI   
Mercoledì 01 Giugno 2016

L’abilità degli organi di informazione italiani ed europei, da decenni sotto l’influenza dei più grandi gruppi economico-finanziari del pianeta in quanto spesso e volentieri diretti da essi, è quella di definire con termini errati concetti importanti al fine di influenzare gli ascoltatori o i lettori.

Essi, infatti, definiscono il Ttip come un Accordo Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, avente al suo interno diversi trattati singoli riguardanti i settori strategici dello sviluppo, del commercio e dell’economia in genere. Per definire accordo un qualcosa ci deve essere una condizione fondamentale, ovvero che tutte e due le parti in causa abbiano dei vantaggi dal formalizzarsi di tale intesa. In questo caso, invece, a giovare di quanto concordato sono solo gli Stati Uniti d’America, mentre l’Europa trarrà da tutto ciò solo esiti negativi, sotto più aspetti.

Qualora infatti il tutto venisse approvato, come ormai appare scontato nonostante le timide perplessità avanzate da alcuni Stati, ultima in ordine di tempo la Francia, i cittadini europei subirebbero un regresso dal punto di vista dei diritti sociali, tale che verrebbe messo in discussione quel poco di tutela per il lavoratore che in Europa era ancora rimasta. La natura delle riforme nel campo del lavoro che sono state approvate negli ultimi tempi dagli esecutivi continentali, come ad esempio quella approvata dal governo italiano di Matteo Renzi, fanno già capire bene che tipo di futuro i capi della grande finanza cosmopolita immaginano per i popoli del vecchio continente.

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Sindacalismo. Contestare il sindacato di regime. PDF Stampa E-mail

Dal n° 359 - Maggio-giugno 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Fabio PRETTO   
Mercoledì 01 Giugno 2016

L’avevamo già scritto. Ogni tanto si ridestano dal letargo. Sono i sindacati di regime. Le mummie delle burocrazie sindacali. Si risvegliano e fanno finta di esistere perché devono giustificare la loro presenza e gli introiti che hanno con le quote associative.

Dopo essere stati in silenzio per quattro anni e aver lasciato che i vari Monti, Fornero, Letta giovane e Renzi depredassero le tasche dei pensionati e dei lavoratori si alzano dai loro sarcofagi e portano a Roma i pensionati al grido di “Testa alta”. Da parte loro parlare di “testa alta” sembra alquanto inopportuno poiché, come dicevamo, per quattro anni sono stati zitti e hanno lasciato passare tutte le schifezze che lo stato borghese ha imposto. Sembra quasi che abbiano agito su ordine del governo per far vedere che esiste anche un’opposizione in questa disgraziata repubblica antifascista nata dalla resistenza.

Quando quest’articolo sarà pubblicato la manifestazione convocata dalla trimurti sindacale sarà cosa fatta. Si conteranno i numeri. I vari segretari avranno fatto la loro passerella. I problemi per il popolo saranno sempre quelli. Magari dopo la manifestazione manderanno per le fabbriche e nei vari posti di lavoro i loro ciarlatani per far credere che la lotta continua e che pensioni e stato sociale non si toccano. Spetta ai lavoratori e in particolare a coloro i quali si riconoscono nelle tesi del Sindacalismo Rivoluzionario e Nazionale controbattere alle balle e alle tesi dei galoppini delle burocrazie dei sindacati di regime, stampelle dello stato borghese.

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Il viaggio “purificatore” di Matteo Salvini PDF Stampa E-mail

Dal n° 358 - Aprile 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Daniele PROIETTI   
Venerdì 01 Aprile 2016

La storia si ripete, inesorabilmente. Dopo Gianfranco Fini un altro aspirante capo di quello sgangherato carrozzone chiamato destra italiana compie l’immancabile viaggio verso Israele, alla ricerca del consenso da parte dei padroni per poter concorrere senza problemi alla carica di governatore della colonia Italia.

Così, come un ragazzo che dopo mesi di frequentazione decide di fare il grande passo e conoscere i genitori della ragazza, Matteo ha rotto gli indugi e si è imbarcato su un aereo direzione Tel Aviv, colmo di rispetto cortigiano e di speranze per il proprio futuro politico. Le più rosee aspettative sono state ampiamente superate: gli incontri con esponenti del governo israeliano, infatti, si sono svolti in un clima che è andato oltre la cordialità, in quanto si è registrata un assoluta unità di intenti, sia per ciò che riguarda tematiche di politica interna riguardanti la sicurezza, materia per la quale l’ex nordico (ora nazionale) Salvini ha definito Israele come paese all’avanguardia da cui perciò trarre insegnamenti, sia per quel che concerne la politica estera, in cui si è concordato nel definire, durante l’irrinunciabile visita allo Yad Vashem (geloso custode della favola olocaustica), in cui c’è stata la consueta foto con in dosso la Kippah, che però il segretario della Lega non ha voluto fosse pubblicata, (forse per non essere ulteriormente deriso e smascherato nel suo doppiogiochismo che lo porta da una parte a sostenere il legittimo governo Assad per attrarre a se un certo tipo di elettorato e dall’altra lo vede impegnato nel visitare Israele), i terroristi dell’Isis come “nuovi nazisti” (aggiungete “z” a volontà).

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Sindacalismo, le balle sulle pensioni PDF Stampa E-mail

Dal n° 358 - Aprile 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Fabio PRETTO   
Venerdì 01 Aprile 2016

È necessario per chi intenda portare le nostre idee nei posti di lavoro sia anche informato e preparato su argomenti che riguardano lo stato sociale e il mondo del lavoro. Questo anche per controbattere chi, in qualche assemblea, (vedi burocrazie dei sindacati di regime) può cercare di convincere i lavoratori ad approvare le solite proposte schifezza in nome “del futuro delle giovani generazioni e della solidarietà”. L’hanno già fatto e lo rifaranno ancora.

In questi giorni uno degli argomenti preferiti dei galoppini televisivi dello stato borghese è quello delle pensioni con tutti i suoi annessi e connessi. Ancora una volta si vuole portare un attacco alle pensioni e quindi bisogna convincere pensionati attuali e futuri che stanno vivendo sopra le loro possibilità. Bisogna convincerli che quello che stanno riscuotendo, o che riscuoteranno, in sostanza non è loro dovuto. L’infame attacco riguarda diversi fronti delle pensioni. Vediamone alcuni.

Pensioni di reversibilità. Le pensioni di reversibilità sono venute alla ribalta durante gli ultimi mesi perché, alla chetichella, fra le varie voci che si ritiene costino troppo all’INPS, si è parlato appunto di quest’argomento. La voce era stata inserita quasi per caso in un documento ma hanno dovuto toglierla, o almeno smentire la volontà di toccare questo tasto, perché c’è stata un’immediata sollevazione da parte di tutti i partiti. Hanno allora minimizzato dicendo che era un errore e così via.

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Lettera della Guida della Rivoluzione Islamica dell’Iran a tutti i giovani dei paesi occidentali PDF Stampa E-mail
Articoli - le nostre opinioni
Scritto da Andrea CIOCCA   
Lunedì 07 Dicembre 2015

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Col Nome d’Iddio, il Misericordioso, il Benevolo

A tutti i giovani dei paesi occidentali.

Gli amari eventi causati in Francia dal cieco terrorismo, mi hanno indotto, ancora una volta, a parlare con voi giovani.
Per me è assai rammarichevole che siano questo tipo di eventi a predisporre il terreno del dialogo, ma il fatto è che se le questioni dolorose non predispongono un terreno per cercare soluzioni e un mezzo per consultarsi, allora il danno diventa doppio.
La sofferenza di ogni essere umano, in ogni punto del mondo, è di per sé rattristante per i suoi simili. Vedere un bambino che perde la vita davanti ai suoi cari, una madre la cui famiglia passa dalla gioia al lutto, un marito che porta con fretta il corpo senza vita della moglie in un angolo, e lo spettatore che non sa che dopo alcuni istanti assisterà all’ultimo atto della sua vita, non sono scene che non suscitino le emozioni e i sentimenti umani. Chiunque provi un minimo di affetto e abbia un minimo di umanità, rimane turbato e addolorato nel vedere queste scene, sia che accadano in Francia, sia in Palestina, Iraq, Libano o Siria.
Sicuramente, anche un miliardo e mezzo di musulmani provano gli stessi sentimenti, e aborriscono e sono disgustati dai responsabili e dai mandanti di queste stragi, ma la questione è che, se i dolori di oggi non serviranno a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno inevitabilmente solo in amari ed infruttuosi ricordi.

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