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APE: l’evoluzione dell’usura PDF Stampa E-mail

Dal n° 364 - Dicembre 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Daniele PROIETTI   
Giovedì 01 Dicembre 2016

In ogni fenomeno soggetto al tempo, quindi non statico, di qualsiasi natura esso sia, si attua un processo evolutivo attraverso il quale tale singolo aspetto si modifica di volta in volta, adattandosi ai tempi, restando identico nei caratteri fondamentali ma divergendo in dettagli a volte non piccoli.

Capita spesso che con il passare degli anni e poi dei decenni qualcosa si riveli essere inadeguato, semplicemente perché non risponde più alle esigenze del tempo presente, e finisce quindi prima per diminuire il suo significato concreto e poi infine per spegnersi.

A volte però si innesca l’opposto, ovvero con il passare del tempo un concetto non solo mantiene intatto se stesso, ma aumenta la sua portata e il suo raggio di azione, ampliandosi e ripensandosi in nuove vesti oltre quelle abituali.

L’usura ha accompagnato fedelmente la società nelle sue diverse epoche, reimpostandosi ogni volta in modo tale da mantenere il suo senso e la sua efficacia.

È iniziata per strada attraverso lo strozzinaggio, è proseguita dentro le attività commerciali, e nella società moderna si sviluppa, in modo del tutto legale, attraverso l’istituzione bancaria e organi creati dagli esecutivi in maniera apposita, come oggi è ad esempio Equitalia.

Ma è con il progetto di riforma previdenziale per l’anno duemiladiciassette che l’attuale (ex) governo, prosecutore dell’opera iniziata dai precedenti avente per fine lo smantellamento totale dello stato sociale italiano, mostra il carattere prettamente evolutivo del fenomeno usuraio.

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Non tutto il male vien per nuocere PDF Stampa E-mail

Dal n° 364 - Dicembre 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Alessandro ROSSI   
Giovedì 01 Dicembre 2016

Il Sistema ci propina giornalmente l’idea che l’immigrazione sia un fenomeno da analizzare da due punti di vista sui quali la società si è letteralmente spaccata e cioè: da un lato abbiamo i benpensanti, buonisti, progressisti radical-chic che ci dicono quanto sia bello e giusto accogliere tutti indistintamente ed aiutarli dandogli tutto. Dall’altro quelli che vedono in questo fenomeno un’invasione nemmeno troppo silenziosa, atta a distruggere e sovvertire la nostra società, le nostre tradizioni, il nostro stile di vita che meglio sarebbe chiamare data la realtà life-style.

Stendendo un velo pietoso sul primo punto che ad ogni persona di buon senso non può che risultare ridicolo e raccapricciante vorrei invece soffermarmi di più sul secondo.

Partecipando alla conferenza-dibattito di venerdì 25 novembre, in uno scambio di opinioni con alcuni camerati lì convenuti, mi sono reso conto di come il messaggio dell’invasione che il sistema lancia sia potente a tal punto da far dimenticare, anche a molti di noi, come in realtà invasi lo siamo già stati decenni orsono e non a caso ho usato la parola life-style.

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Quei giochi democratici che ancora illudono gli italiani PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Giovedì 10 Novembre 2016

I cittadini degli Stati Uniti d’America hanno scelto il loro quarantacinquesimo Presidente. Neanche le elezioni politiche italiane hanno avuto sui nostri organi di informazione una copertura mediatica paragonabile a quella su cui hanno potuto contare prima la marcia di avvicinamento alla data del voto e poi la conta dei consensi che ha portato Donald Trump a trionfare su Hillary Clinton.

Da buon popolo di tifosi ognuno ha scelto con chi schierarsi, come se quello che accade dall’altra parte dell’oceano influenzasse direttamente le nostre vite.

In un certo senso è così, perché chi assume il comando della nazione più potente del mondo ha un potere decisionale che travalica i confini dello stato che rappresenta, ma quello che in questi giorni ha pervaso i cittadini italiani non è stato mero interesse, bensì vera e propria immedesimazione.

Ciò vuol dire che purtroppo il mito degli Stati Uniti intesi come modello di democrazia a cui il mondo deve fare riferimento continua ad affascinare i nostri connazionali, nonostante la storia abbia mostrato a più riprese la falsità di questo concetto.

A supportare Trump vi era l’area conservatrice del nostro scacchiere politico, e con essa anche quella populista rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, mentre dalla parte della moglie dell’ex Presidente si erano posti i progressisti e gran parte dei rappresentanti del capitale nostrano.

L’esito della consultazione quindi ha dato gioia a Grillo, Salvini e altri, mentre ha arrecato delusione non solo a politici come Matteo Renzi, ma anche ai giornalisti più quotati, che orientano la stampa e spostano l’opinione pubblica su istanze liberiste, i quali vedevano meglio rappresentati i propri interessi dalla figura di Hillary Clinton.

Stiano tranquilli, nessuno cambierà mai lo stato di cose in cui siamo: in un caso o nell’altro infatti si sarebbe assistito al medesimo scenario, forse con piccole sfumature diverse, ma identico nella sostanza, considerato che sia la Clinton che Trump avevano ricevuto a più riprese il sostegno delle grandi lobbies finanziarie giudaiche.

Basti pensare che la prima aveva dichiarato esplicitamente che il suo principale obiettivo in caso di successo sarebbe stato quello di garantire la sicurezza di Israele, mentre il secondo, temendo di essere da meno, ha promesso di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendola come capitale indivisa dell’entità sionista.

Tale promessa è stata prontamente ricordata al vincitore sia dal ministro dell’educazione israeliano Naftali Bennett, sia dal sindaco di Gerusalemme Nir Barkat.

Spenga i propri entusiasmi quindi chi vede in Trump un elemento di cambiamento. Lui, al pari della sua concorrente democratica, ha sempre sostenuto a chiare lettere i poteri forti, a cui è legato anche da vincoli di parentela, come peraltro la candidata perdente.

L’unico elemento buono che si può cogliere è la sua intenzione, espressa a parole più volte, di depotenziare progressivamente la Nato.

Siamo sicuri che Trump manterrà i propositi espressi ai suoi amici israeliani, speriamo che con la stessa solerzia si adoperi anche in tal senso, consapevoli del fatto che l’eventuale scelta di ridimensionare il Patto Atlantico e conseguentemente il cappio che esso stringe sui popoli europei non sarebbe determinata da una presa di coscienza degli errori fatti in passato, ma solo il frutto di decisioni strategiche differenti.

La Comunità Politica di Avanguardia continua a considerare gli Stati Uniti un proprio nemico, in quanto individua in tale entità un simbolo del capitalismo e dell’usura, e perciò un grande ostacolo all’instaurazione di un sistema mondiale basato sull’equità e la giustizia sociale che faccia proprio quel principio di autodeterminazione dei popoli che oggi viene costantemente oltraggiato.

Comunità Politica di Avanguardia

 
America is back! PDF Stampa E-mail

Dal n° 364 - Dicembre 2016

Articoli - Mensile
Scritto da Mario MARLETTA   
Giovedì 01 Dicembre 2016

Il sistema unipolare a conduzione giudeo-statunitense non appare alla luce all’indomani dell’implosione sovietica: la storia di questa dittatura planetaria affonda le sue radici assai più indietro nel tempo. Senza inerpicarsi a ritroso attraverso i secoli, questa dittatura, costruita sulle rovine di tutti gl’Imperi, di tutti i Regni e di tutte le Confessioni religiose, entra nella sua fase apicale nel dicembre del 1913, quindi appena pochi mesi prima dell’inizio della Grande Guerra, cioè nel momento in cui col «Federal Reserve Act» poche e potentissime famiglie ebraiche s’impadronisco interamente della finanza statunitense: “Il nome dei proprietari del pacchetto azionario della Federal Reserve – istituzionalizzata il 22 dicembre 1913 – è stato a lungo tenuto segreto. Sono stati poi identificati in dieci banche private, tutte ebraiche. Sei internazionali: Rothschild Bank of London, Rothschild Bank of Berlin, Lazard Frérès di Parigi, Israel Moses Seiff Bank of Italy, Warburg Bank of Hamburg, Warburg Bank of Amsterdam; quattro di New York: Lehman Brothers, Chase-Manhattan Bank, Kuhn Loeb & Company, Goldman Sachs” (1).

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Il silenzio dei servi PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Giovedì 03 Novembre 2016

Le dichiarazioni rilasciate dal viceministro israeliano per la cooperazione regionale Ayooub Kara all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia, nelle quali egli afferma che tale evento catastrofico sarebbe stato dovuto alla scelta operata dal governo italiano di astenersi nella votazione riguardante la risoluzione presentata all’Unesco dai paesi arabi, Palestina in testa, con la quale essi chiedevano di restituire anche dal punto di vista nominale l’indiscussa identità islamica a diversi luoghi di Gerusalemme est, oggi illegalmente occupata dagli israeliani, pur essendo gravemente lesive della dignità della nostra nazione, non hanno ricevuto alcuna risposta da una classe politica che ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, di essere totalmente manovrata dal potere ebraico, il quale può, attraverso i suoi esponenti, affermare di tutto senza trovare mai una contrapposizione dialettica adeguata.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece di parlare a nome dello Stato di cui è prima carica e difendere i cittadini italiani, mentre tutto questo accadeva era proprio in Israele a rinsaldare un rapporto di amicizia che ha il sapore forte di vassallaggio.

C’è da scommettere che se a dire determinate parole, in cui si paventa addirittura una punizione divina, fosse stato il rappresentante di qualsiasi altro esecutivo mondiale, ad eccezione forse di quello degli Stati Uniti, si sarebbe alzato un polverone politico e mediatico di grande livello.

Quando parlano i giudei però è impossibile innescare una reazione del genere sia dal punto di vista della comunicazione, sia dal punto di vista politico, perché da un lato essi sono proprietari o finanziatori dei maggiori organi di informazione del nostro paese, e dall’altro tengono i fili che muovono la nostra politica.

Non c’è dunque da meravigliarsi se frasi tanto gravi, che avrebbero dovuto costituire l’apertura dei telegiornali delle più grandi reti televisive, abbiano avuto pochissima risonanza.

Viceversa, nel momento in cui si trattava di elogiare la strategia di sicurezza israeliana nel periodo successivo agli attentati verificatisi in Europa, venivano fatti servizi molto accurati, con interviste da Tel Aviv al fine di spiegare agli italiani il perché avremmo dovuto rinunciare ad alcune libertà per ottenere una difesa più forte dagli attacchi dei “cattivi” islamici.

Oggi nessun direttore ha il coraggio di mandare un inviato ad intervistare il viceministro in questione, peraltro già autore nella sua carriera politica di diverse dichiarazioni altamente discriminatorie nei confronti del popolo palestinese.

Sono arrivate scuse superficiali non dallo stesso Kara, ma da fantomatiche fonti governative. Questo è il massimo che la piccola colonia Italia repubblicana riesce ad ottenere dai propri padroni, da quel popolo eletto che si sente in diritto di punire senza essere mai punito, avvolto dall’arroganza di chi ha il potere e dalla superbia di chi crede di essere superiore a tutti, forte di una storia falsa su cui è stato costruito un castello di sabbia che si regge, ancora oggi, su un mare di bugie.

La Comunità Politica di Avanguardia ravvisa in quanto sopra descritto l’ennesima prova del fatto che ci troviamo sotto una dittatura silenziosa, portata avanti in maniera tanto latente quanto distruttiva. Auspica che i cittadini italiani traggano da fatti come questi la consapevolezza di non essere la priorità di chi li governa.

Ribadisce inoltre con forza l’illegalità di quanto accade in Medio Oriente, e a chi paventa una soluzione di compromesso come quella dei “due popoli due stati”, risponde che in questo caso c’è un popolo occupante e un popolo aggredito, e solo quest’ultimo deve essere tutelato. L’approvazione della risoluzione elaborata dai paesi arabi restituisce perciò soltanto una piccola parte di verità alla storia. Solo quando il popolo palestinese sarà sovrano si potrà dire che è stata fatta giustizia.

Comunità politica di Avanguardia

 
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