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Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
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Quei giochi democratici che ancora illudono gli italiani PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Giovedì 10 Novembre 2016

I cittadini degli Stati Uniti d’America hanno scelto il loro quarantacinquesimo Presidente. Neanche le elezioni politiche italiane hanno avuto sui nostri organi di informazione una copertura mediatica paragonabile a quella su cui hanno potuto contare prima la marcia di avvicinamento alla data del voto e poi la conta dei consensi che ha portato Donald Trump a trionfare su Hillary Clinton.

Da buon popolo di tifosi ognuno ha scelto con chi schierarsi, come se quello che accade dall’altra parte dell’oceano influenzasse direttamente le nostre vite.

In un certo senso è così, perché chi assume il comando della nazione più potente del mondo ha un potere decisionale che travalica i confini dello stato che rappresenta, ma quello che in questi giorni ha pervaso i cittadini italiani non è stato mero interesse, bensì vera e propria immedesimazione.

Ciò vuol dire che purtroppo il mito degli Stati Uniti intesi come modello di democrazia a cui il mondo deve fare riferimento continua ad affascinare i nostri connazionali, nonostante la storia abbia mostrato a più riprese la falsità di questo concetto.

A supportare Trump vi era l’area conservatrice del nostro scacchiere politico, e con essa anche quella populista rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, mentre dalla parte della moglie dell’ex Presidente si erano posti i progressisti e gran parte dei rappresentanti del capitale nostrano.

L’esito della consultazione quindi ha dato gioia a Grillo, Salvini e altri, mentre ha arrecato delusione non solo a politici come Matteo Renzi, ma anche ai giornalisti più quotati, che orientano la stampa e spostano l’opinione pubblica su istanze liberiste, i quali vedevano meglio rappresentati i propri interessi dalla figura di Hillary Clinton.

Stiano tranquilli, nessuno cambierà mai lo stato di cose in cui siamo: in un caso o nell’altro infatti si sarebbe assistito al medesimo scenario, forse con piccole sfumature diverse, ma identico nella sostanza, considerato che sia la Clinton che Trump avevano ricevuto a più riprese il sostegno delle grandi lobbies finanziarie giudaiche.

Basti pensare che la prima aveva dichiarato esplicitamente che il suo principale obiettivo in caso di successo sarebbe stato quello di garantire la sicurezza di Israele, mentre il secondo, temendo di essere da meno, ha promesso di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendola come capitale indivisa dell’entità sionista.

Tale promessa è stata prontamente ricordata al vincitore sia dal ministro dell’educazione israeliano Naftali Bennett, sia dal sindaco di Gerusalemme Nir Barkat.

Spenga i propri entusiasmi quindi chi vede in Trump un elemento di cambiamento. Lui, al pari della sua concorrente democratica, ha sempre sostenuto a chiare lettere i poteri forti, a cui è legato anche da vincoli di parentela, come peraltro la candidata perdente.

L’unico elemento buono che si può cogliere è la sua intenzione, espressa a parole più volte, di depotenziare progressivamente la Nato.

Siamo sicuri che Trump manterrà i propositi espressi ai suoi amici israeliani, speriamo che con la stessa solerzia si adoperi anche in tal senso, consapevoli del fatto che l’eventuale scelta di ridimensionare il Patto Atlantico e conseguentemente il cappio che esso stringe sui popoli europei non sarebbe determinata da una presa di coscienza degli errori fatti in passato, ma solo il frutto di decisioni strategiche differenti.

La Comunità Politica di Avanguardia continua a considerare gli Stati Uniti un proprio nemico, in quanto individua in tale entità un simbolo del capitalismo e dell’usura, e perciò un grande ostacolo all’instaurazione di un sistema mondiale basato sull’equità e la giustizia sociale che faccia proprio quel principio di autodeterminazione dei popoli che oggi viene costantemente oltraggiato.

Comunità Politica di Avanguardia

 
Il silenzio dei servi PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Giovedì 03 Novembre 2016

Le dichiarazioni rilasciate dal viceministro israeliano per la cooperazione regionale Ayooub Kara all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia, nelle quali egli afferma che tale evento catastrofico sarebbe stato dovuto alla scelta operata dal governo italiano di astenersi nella votazione riguardante la risoluzione presentata all’Unesco dai paesi arabi, Palestina in testa, con la quale essi chiedevano di restituire anche dal punto di vista nominale l’indiscussa identità islamica a diversi luoghi di Gerusalemme est, oggi illegalmente occupata dagli israeliani, pur essendo gravemente lesive della dignità della nostra nazione, non hanno ricevuto alcuna risposta da una classe politica che ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, di essere totalmente manovrata dal potere ebraico, il quale può, attraverso i suoi esponenti, affermare di tutto senza trovare mai una contrapposizione dialettica adeguata.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece di parlare a nome dello Stato di cui è prima carica e difendere i cittadini italiani, mentre tutto questo accadeva era proprio in Israele a rinsaldare un rapporto di amicizia che ha il sapore forte di vassallaggio.

C’è da scommettere che se a dire determinate parole, in cui si paventa addirittura una punizione divina, fosse stato il rappresentante di qualsiasi altro esecutivo mondiale, ad eccezione forse di quello degli Stati Uniti, si sarebbe alzato un polverone politico e mediatico di grande livello.

Quando parlano i giudei però è impossibile innescare una reazione del genere sia dal punto di vista della comunicazione, sia dal punto di vista politico, perché da un lato essi sono proprietari o finanziatori dei maggiori organi di informazione del nostro paese, e dall’altro tengono i fili che muovono la nostra politica.

Non c’è dunque da meravigliarsi se frasi tanto gravi, che avrebbero dovuto costituire l’apertura dei telegiornali delle più grandi reti televisive, abbiano avuto pochissima risonanza.

Viceversa, nel momento in cui si trattava di elogiare la strategia di sicurezza israeliana nel periodo successivo agli attentati verificatisi in Europa, venivano fatti servizi molto accurati, con interviste da Tel Aviv al fine di spiegare agli italiani il perché avremmo dovuto rinunciare ad alcune libertà per ottenere una difesa più forte dagli attacchi dei “cattivi” islamici.

Oggi nessun direttore ha il coraggio di mandare un inviato ad intervistare il viceministro in questione, peraltro già autore nella sua carriera politica di diverse dichiarazioni altamente discriminatorie nei confronti del popolo palestinese.

Sono arrivate scuse superficiali non dallo stesso Kara, ma da fantomatiche fonti governative. Questo è il massimo che la piccola colonia Italia repubblicana riesce ad ottenere dai propri padroni, da quel popolo eletto che si sente in diritto di punire senza essere mai punito, avvolto dall’arroganza di chi ha il potere e dalla superbia di chi crede di essere superiore a tutti, forte di una storia falsa su cui è stato costruito un castello di sabbia che si regge, ancora oggi, su un mare di bugie.

La Comunità Politica di Avanguardia ravvisa in quanto sopra descritto l’ennesima prova del fatto che ci troviamo sotto una dittatura silenziosa, portata avanti in maniera tanto latente quanto distruttiva. Auspica che i cittadini italiani traggano da fatti come questi la consapevolezza di non essere la priorità di chi li governa.

Ribadisce inoltre con forza l’illegalità di quanto accade in Medio Oriente, e a chi paventa una soluzione di compromesso come quella dei “due popoli due stati”, risponde che in questo caso c’è un popolo occupante e un popolo aggredito, e solo quest’ultimo deve essere tutelato. L’approvazione della risoluzione elaborata dai paesi arabi restituisce perciò soltanto una piccola parte di verità alla storia. Solo quando il popolo palestinese sarà sovrano si potrà dire che è stata fatta giustizia.

Comunità politica di Avanguardia

 
Comunicato Ambasciata Palestinese a Roma PDF Stampa E-mail
Comunicati - Comunicati da segnalare
Scritto da Administrator   
Giovedì 11 Agosto 2016

Un nostro "piccolo" contributo alla diffusione di questo COMUNICATO dell'Ambasciata Palestinese a Roma.

 

 

 
Terremoto: Stato, dove sei? PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Giovedì 01 Settembre 2016

Ci risiamo: ancora una volta l’Italia, la sua parte centrale per l’esattezza, viene colpita da un sisma molto forte. Centinaia sono le vite spezzate, migliaia sono le persone che si trovano, da un giorno all’altro, ad essere senza casa e quindi costrette a vivere in tenda, in attesa, chissà quanto lunga, di una sistemazione diversa, e più dignitosa. Sarebbe facile, troppo semplice per noi, unirci al coro della destra più becera, che non ferma la propria sete di propaganda nemmeno davanti a tragedie simili, e oggi se la prende con i profughi che si trovano a vivere negli alberghi, rei, a modo di vedere di questa area politica ormai fortunatamente volta al declino, di occupare posti destinati agli italiani in difficoltà. Come al solito si guarda il dito per non vedere la luna, si da al popolo un facile bersaglio su cui puntare la propria rabbia per evitare che essa converga verso chi davvero dovrebbe esserne il destinatario. La domanda da porsi già oggi, quando ancora ci sono purtroppo numerose scosse di assestamento che fanno sobbalzare di continuo i cuori delle persone e non è possibile scongiurare la possibilità che un altro forte sisma possa verificarsi, è perché dal duemilanove, anno del terremoto che colpì L’Aquila, nulla, davvero nulla sia stato fatto. All’indomani di quella immane catastrofe i nostri politici parlarono di fantomatici piani, di ristrutturazioni in senso antisismico in tutta la zona circostante all’evento in questione.

I fatti, che poi sono quelli che contano davvero, dimostrano che anche stavolta, come troppo spesso accade, le promesse fatte non sono state mantenute. Basti pensare che una scuola, che risultava essere stata costruita seguendo norme rigide volte a preservarne la stabilità in casi del genere, è miseramente crollata ad Amatrice: con essa case, hotel, e altre strutture, che sarebbero dovute essere messe in sicurezza. Il governo attuale, che non è né migliore né peggiore di qualsiasi altro esecutivo succedutosi dall’infausto millenovecentoquarantacinque ad oggi in quanto trova esattamente come gli altri la propria ragion d’essere nel guadagno sopra qualunque altra cosa, oggi parla di piani temporanei, di cantieri aperti non si sa bene per quanto tempo, e si rifiuta di guardare la realtà delle cose: un terremoto non è un’emergenza a tempo, esso può verificarsi in qualsiasi momento, non occorre quindi fare le cose sull’onda dell’emotività momentanea per riscuotere il facile consenso del popolo e sperare magari che esso si riversi positivamente in sede referendaria: quello che bisogna fare con assoluta celerità è investire a lungo termine sulla sicurezza delle zone in questione, che, come mostra il loro pregresso storico, spesso devono far fronte a questo genere di situazioni, e, in prospettiva, dell’intera penisola italiana.

La cosa che invece sembra evidente è che nessuno ai piani alti ha interesse davvero ad adoperarsi per trovare una soluzione che sia, natura permettendo ovviamente, definitiva, a fare insomma il massimo dal punto di vista umano affinché gli effetti di questi cataclismi sulle zone abitate risultino essere i minori possibili. Ma perché questo? Perché un governo e un sistema tutto, da esso pienamente rappresentato, non dovrebbero avere a cuore l’esistenza di un popolo? A darci la risposta è Bruno Vespa, che in uno dei suoi speciali ha pronunciato senza alcun imbarazzo di sorta questa ignobile frase: “Il terremoto rappresenta un forte motore di ripresa economica”. Non è un pensiero isolato, anzi, è ciò che pensa l’intera classe politica italiana, di qualsiasi schieramento essa sia. Non si ha interesse quindi a sviluppare soluzioni durature per un semplice motivo: in questi giorni, mentre il popolo si dispera per le vittime e ha paura che quello che è accaduto possa capitare di nuovo da un momento all’altro, il grande capitalismo nazionale, e non, sta brindando, litigando per la spartizione degli appalti per la futura ricostruzione. Vengono paventati cantieri temporanei o piani a breve termine appunto per prolungare sensibilmente i tempi del ritorno alla normalità, e quindi incrementare i margini di guadagno da questa tragica situazione: infatti più si dovrà intervenire, più si dovrà di volta in volta migliorare un progetto o una costruzione, più elevato sarà il profitto tratto dalle società incaricate di svolgere queste attività.

Se ciò non bastasse anche le assicurazioni private e le banche stanno cominciando la propria opera di sciacallaggio: le prime stanno proponendo già ai terremotati delle offerte speciali per case ancora tutte da immaginare, dimostrando tutto il poco rispetto che chi pensa solo al denaro ha per le persone che attraversano momenti tanto delicati. Le seconde, come ben scritto in un articolo da “Il Fatto Quotidiano”, stanno ripetendo quanto avvenne anni fa in occasione del sisma aquilano e stanno trattenendo nei propri forzieri i soldi donati dagli italiani tramite messaggio. Anche stavolta, come avvenne allora, quei soldi magari saranno utilizzati per garantire dei prestiti, mettere qualche altro cappio al collo su cui il nuovo schiavo dell’usura pagherà sostanziosi interessi, come da copione.

In tutto questo scenario vomitevole la massima autorità spirituale del cristianesimo cosa fa? Nulla, se non dire agli sfollati un lapidario “verrò quando mi sarà possibile”. Per fortuna che le persone che sono partite e stanno partendo in queste ore per dare una mano non la pensano come lui, altrimenti un intero popolo sarebbe solo. D’altronde si sa, Amatrice distrutta non è luogo dove fare passerella come certi ambienti polacchi visitati di recente.

Quanto descritto evidenzia in maniera sostanziale il fatto che il popolo non può aspettarsi alcun sostegno da chi lo governa, semplicemente perché il capitale e il lavoro viaggiano su due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai nelle esigenze. Il popolo conserva, nonostante la società liberista in cui vive, un briciolo di solidarismo e di senso della comunità, il mondo del capitale viceversa vede tutto nell’ottica del profitto, e in base a quello prende le proprie decisioni. Sicuramente se gli edifici fossero stati messi a norma le proporzioni di questa tragedia si sarebbero notevolmente ridotte, ma non si sarebbe innescato il giro di denaro che ora farà felici in tanti. D’altronde nel capitalismo tutto è sostituibile, anche gli uomini, anche le case, anche i ricordi.

La Comunità Politica di Avanguardia esprime la massima e incondizionata solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto, consapevole del fatto che saranno costrette ad affrontare un periodo di estrema difficoltà derivante dall’abbandono delle istituzioni di cui sono vittime,e spera che la compattezza dimostrata in questi giorni dal popolo in quanto entità e comunità nazionale si possa tradurre in tempi futuri in una netta presa di coscienza politica antisistema che possa portare in tanti a guardare ad una rivoluzione nazionale e sociale oggi più che mai necessaria. Oltre agli sciacalli che in queste ore vagano per le case distrutte e vengono giustamente arrestati a far paura è quello sciacallaggio legale posto in essere in simili occasioni dal capitalismo e dall’usura. Sono proprio questi due elementi quelli a dover essere estirpati il prima possibile.

 
Bahrein: dittatura (s)mascherata PDF Stampa E-mail
Comunicati - comunicati CPA
Scritto da Daniele PROIETTI   
Martedì 19 Luglio 2016

Se non conoscessimo la fallacia del concetto di democrazia riterremmo impossibile che una nazione in cui prevale un determinato orientamento religioso e insieme politico possa essere governata da una classe dirigente di segno totalmente opposto. Abbiamo imparato però che coloro i quali si fregiano a parole del titolo di difensori della libertà, del diritto di parola e di pensiero, spesso e volentieri usano i tribunali, che dovrebbero essere i luoghi dove viene fatta giustizia, al fine di emanare leggi liberticide finalizzate a sopprimere ogni istanza contraria alla politica espressa dalle autorità nazionali.

Ne è l’ennesima prova il fatto che, attraverso un provvedimento,un’aula giudiziaria del Bahrein ha ordinato lo scioglimento del principale partito di opposizione parlamentare, AL-Wefaq, espressione politica dell’Islam sciita. Parliamo opportunamente di opposizione parlamentare in quanto è solo all’interno delle istituzioni che tale organizzazione politica risulta essere in una condizione di inferiorità numerica rispetto ai sunniti: questi ultimi si sono impadroniti in maniera antipopolare del potere, arrivando,con l’aiuto dei sauditi e degli statunitensi, che proprio nella capitale possiedono un’ importante base navale, quartier generale della quinta flotta americana, a governare un popolo a larghissima maggioranza sciita.

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