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L'UNGHERIA DI VIKTOR ORBAN RIFIUTA ASILO POLITICO ALL' AVVOCATO HORST MAHLER, 81 ANNI, MUTILATO, DIABETICO PDF Stampa E-mail
Articoli - le nostre opinioni
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Domenica 21 Maggio 2017

L'avvocato Horst Mahler, 81 anni, è uno dei più noti dissidenti nella Bundesrepublik, e pertanto tra i più odiati dall'èlite della BRD, che non ha lesinato le condanne a suo carico, sia per Volksverhetzung, incitazione del popolo all'odio (cosa contraria alla verità, in quanto gli olorevisionisti, sulla base dei documenti dell'epoca, portano buone notizie: non è esistito nel Terzo Reich un programma di eliminazione della popolazione ebraica); che per “negazione dell'Olocausto” (definizione inventata dai Giudici del Pensiero, in realtà i revisionisti non negano ma affermano, per esempio, che non vi sono state camere a gas omicide nei campi di concentramento tedeschi), culminate in un totale di 12 anni di carcere.

Una delle molte iniziative che hanno particolarmente irritato i giudici atlanticamente corretti della BRD, è la partecipazione di Mahler alla fondazione, nel 2003, del Verein zur Rehabilitierung der wegen Bestreitens des Holocaust Verfolgten/VRBHV, Associazione per la riabilitazione dei perseguitati per aver contestato la narrativa olocaustica.  Mahler ne diede notizia con una lettera aperta nella quale dichiarò che l'obiettivo del gruppo  era di “eliminare lo stato di isolamento dei perseguitati, di garantire la necessaria pubblica conoscenza della loro lotta per la giustizia, e per provvedere ai mezzi finanziari per vincere le battaglie giudiziarie”. A seguito della sua fiera presa di posizione, nel 2004 venne messo sotto accusa per Volksverhetzung.

Nel 2006 gli venne revocato il passaporto affinché non potesse partecipare alla Conferenza Internazionale sulla Visione Globale dell'Olocausto, organizzata a livello ministeriale a Teheran nel 2006 dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Il presidente era, allora,  Mahmoud Ahmadinejad.

Mahler stava scontando da circa 8 anni le condanne per delitto di opinione “nel più libero Stato tedesco della Storia”, come si vantano i reggenti – per procura di USraele – della BRD quando, nel luglio 2015, dovette venire ospedalizzato per subire l'amputazione del piede e di parte della gamba destra.

Tre giorni dopo l'intervento, il 17 luglio 2015, gli venne concessa la sospensione della reclusione. Mahler avanzò richiesta di liberazione ed il 15 settembre la Strafvollstreckungskammer di Poznan, con inusuale coraggio in quel panorama giudiziario, gli concesse la libertà, considerando che Mahler aveva già scontato gran parte della pena. Ma la Staatsanwaltschaft München II, la Procura di Monaco II presentò appello contro la liberazione, la ebbe vinta, ed il 5 aprile scorso Mahler ricevette una lettera dal procuratore monacese che lo invitava a presentarsi alla prigione di Cottbus-Dissenchen entro il 19 aprile, per scontare il resto della pena, tre anni e mezzo.

Il 19 aprile, invece, Mahler registrò e diffuse un breve video spiegando perché non sarebbe ritornato in prigione, e che stava per recarsi in esilio in “uno stato sovrano pronto ad accogliermi”.

Il 12 maggio, Mahler, raggiunta la terra ungherese, spedì una richiesta di asilo politico al primo ministro Viktor Orban, dalla città di Sopron a duecento km da Budapest. Ma le speranze di Mahler non erano ben fondate. Lunedì 15 maggio 2017, Mahler è stato arrestato dalla polizia ungherese a Sopron, sulla base del mandato d'arresto emesso dalla “giustizia” della BRD.

Mercoledì 17, in una breve udienza, il tribunale di Budapest dichiara la non concedibilità dell'asilo. Mahler viene tenuto in arresto in attesa dell'espulsione.

È strano che un uomo navigato come Mahler abbia ritenuto l'Ungheria una nazione sovrana, al riparo da interventi esterni. Si tratta d'una convinzione che alberga purtroppo in molti giovani, abbindolati dalle sirene di vecchie classi dirigenti d'area in cerca di manovalanza politica ingenua che le aiuti a perseguire i propri interessi personali.

Molti giovani che si definiscono fascisti e finanche nazionalsocialisti, nel Bel Paese ed altrove, vedono in Trump, in Marine Le Pen, o nello stesso Orban i loro riferimenti politici attuali e non sanno quanto si sbagliano. Allo stesso modo errano fidandosi di un Putin dal passato emblematico, in nome del quale è oggi propugnatore di politiche contrarie al revisionismo.

I personaggi citati, ed in generale tutti i partiti della destra radicale, rappresentano una carta in mano al sistema.

Si tratta dell'entrata a destra nell'arena del capitale, una destra padronale, liberista e ovviamente antifascista.

Costoro ingannano i propri militanti proponendo il solito discorso sul fatto che entrare nel sistema è l'unico modo per cambiarlo, quando in realtà è molto più probabile, e i fatti lo dimostrano, che facendo l'ingresso in determinate dinamiche si finisca per diventarne del tutto contigui.

Nella recita della democrazia alla destra è stato assegnato il ruolo del cattivo, e questa non va oltre l'assolvere tale compito.

Infatti è solo capace di parlare di muri, di immigrazione, di ruspe, di caccia allo straniero, ma quando si tratta di andare alla radice del problema – chi organizza l'invasione – la destra, al pari del resto del panorama politico, tace. Chi parla, invece, sono i Revisionisti, tra i molti,  Vincent Reynouard, Jürgen Graf, Germar Rudolf, Fredrick Töben, Gerd Ittner ed i divulgatori Jim e Joe Rizoli, Diane King, Alfred e Monika Schaefer, Lady Michèle Renouf...

L'Ungheria - lo ha dimostrato nel corso della Storia - è terra di veri patrioti europei. Orban, che pure nelle scorse settimane ha manifestato l'intenzione di contenere i danni provocati dallo speculatore e istigatore di conflitti sociali, l'ebreo-ungherese George Soros, chiudendo l'università di costui a Budapest, in realtà rimane nel club “europeo”, che decide ... ciò che vuole USraele.

 

La Comunità Politica di Avanguardia

 
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Scritto da Administrator   
Domenica 14 Maggio 2017

E' in preparazione la terza edizione in italiano di "Hitler per mille anni", il volume cm. 15,5x21,5 costa di 244 pagine inclusa una appendice fotografica. Il libro può essere già acquistato inviando euro 21,28 comprese le spese di spedizione sul ccp. n. 35070986 intestato a edizioni di avanguardia - 91100 Trapani.

Inviando 30 euri si avrà diritto a due copie, spese postali incluse.

 
Estrema destra: mercenari in cerca di un capo PDF Stampa E-mail
Articoli - le nostre opinioni
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Mercoledì 26 Aprile 2017

L’estrema destra italiana è un’area politica talmente priva di prospettive, valori e idee da essere costretta a guardare cosa succede in casa altrui, ed avere la sua unica soddisfazione nell’esultare nel caso in cui uno dei suoi punti di riferimento all’estero abbia un successo elettorale.

Pochi mesi fa tutti i movimenti, partiti e partitini dell’arcipelago neofascista avevano salutato con gioia l’elezione di Donald Trump, che ha già in poco tempo dimostrato quanto il suo mandato sarà fondato sull’imperialismo più radicale, e avrà come obiettivo finale la capitolazione di Stati come Iran, Corea del Nord e Siria, vale a dire le tre realtà che oggi in maniera più tenace si oppongono al disegno mondialista.

Oggi le speranze di questo mondo politico, che versa in una condizione di agonia da molto, sono riposte in Marine Le Pen, la quale ha superato il primo turno arrivando al ballottaggio nelle elezioni politiche francesi.

Il suo populismo, che poggia su slogan contro la politica intrapresa dall’Europa sul tema dell’immigrazione e su una vergognosa campagna contro l’Islam, ha fatto breccia su molti francesi impauriti dopo i numerosi attentati verificatisi nella loro terra.

I ciarlatani nostrani, siano essi salviniani o presunti fascisti di ogni genere, identificano in questa donna un vero e proprio idolo, e c’è da scommettere che, specialmente nel caso ella dovesse trionfare, si scatenerebbe una grottesca corsa al Le Pen italiano, che avrebbe sicuramente tanti concorrenti al titolo.

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Neonazisti: utili idioti al servizio del capitale PDF Stampa E-mail
Articoli - le nostre opinioni
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Sabato 29 Aprile 2017

Oggi nella città ligure di La Spezia i Carabinieri hanno effettuato un’operazione finalizzata a colpire un minuscolo gruppo di persone ritenute responsabili tra le altre cose dell’organizzazione di ronde illegali atte a individuare extracomunitari e dell’imbrattamento della sede locale del Partito Democratico.

La Comunità Politica di Avanguardia prende le distanze dagli autori di azioni simili, specialmente se esse vengono rivendicate attraverso i simboli del nobile ideale Nazionalsocialista, che nulla ha a che vedere con certe “battaglie”.

Il Nazionalsocialismo ci ha insegnato che non esiste un capitalismo migliore dell’altro, e allo stesso tempo ha saputo mettere in luce quali siano i veri nemici dei popoli, ovvero i banchieri, il mondo dell’alta finanza che vive per mezzo di pratiche usuraie e l’imperialismo di stampo ebraico e statunitense su tutti.

Mediante azioni intimidatorie verso un partito non si fa altro che dare l’ennesima ragione al sistema per classificare l’intero dissenso come pericoloso e quindi adottare le soluzioni più repressive possibili per arginarlo.

Allo stesso modo, prendersela con il migrante, con lo sbandato, con il diverso, pensando che siano costoro i responsabili di questo stato di cose, vuol dire deviare lo sguardo dall’obiettivo, guardare la realtà senza risalire alla vera causa che la determina.

Noi, che nel Nazionalsocialismo crediamo, auspichiamo che terminino al più presto determinati equivoci e che certe bandiere gloriose possano tornare ad incarnare le battaglie anticapitaliste che le hanno viste protagoniste in passato, e non quelle di una destra reazionaria che con esse non ha nulla a che fare.

 
Poste e ferrovie: esempi di fallimento delle privatizzazioni neoliberiste PDF Stampa E-mail

Dal n° 365 - Gennaio 2017

Articoli - Mensile
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Domenica 01 Gennaio 2017

In un’Italia sempre più votata al suicidio economico, ostinata a perseguire l’utopia del benessere propagandata dal capitalismo neoliberista e dai suoi seguaci, niente resta immune al sostanziale regresso che il seguire questa teoria economica errata, nelle sue fondamenta teoriche, determina.

Anche quelli che una volta potevano essere considerati enti di Stato negli anni hanno subordinato la propria esistenza al mercato, immergendosi in esso, e mettendo così a rischio la stabilità economica di una nazione intera, oltre che delle famiglie dei dipendenti, non più convinte, come accadeva nei decenni scorsi, di poter contare su un posto di lavoro e un ‘TFR’ sicuro sul quale fare affidamento per mantenersi.

Per quanto riguarda Poste Italiane, nata nel milleottocentosessantadue, il processo di privatizzazione si compì attraverso una legge datata 29 gennaio 1994, che convertì l’azienda da ente autonomo quale era stata fino a quel momento, ad ente pubblico economico.

Questo passaggio era solo il preludio rispetto a quanto sarebbe accaduto pochi anni più tardi: il ventotto febbraio millenovecentonovantotto Poste Italiane divenne una società per azioni, concretizzando quindi il proprio ingresso nel mondo della borsa, al quale una classe politica inefficiente e avida mirava da tempo.

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